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Rientro a scuola a settembre: metà studenti in classe e metà a distanza

Ecco come sarà il rientro a scuola dei nostri ragazzi. L’idea proposta dalla Ministra Azzolina è che metà studenti partecipino alle lezioni in presenza e l’altra metà partecipi da casa, tramite didattica a distanza.

L’idea di questo tipo di rientro a scuola nasce ovviamente dalla necessità di rispettare il distanziamento sociale  e quindi per tutelare la sicurezza dei nostri ragazzi e di tutti noi. Secondo la Ministra questa “scuola mista” consentirebbe anche di ripristinare la socialità.

Da persona che lavora nel e con il mondo della scuola da anni, mi chiedo per quale motivo si arrivi a intraprendere un percorso del genere e non si utilizzi invece una soluzione più funzionale. Perché non si utilizzano nuovi spazi per ingrandire le scuole e consentire una volta per tutte di eliminare definitivamente il problema delle classi pollaio che da anni è noto a tutti???

Non dobbiamo e non possiamo certo sperare in una diminuzione dalla natalità per sempre!

Potenziare il corpo docente e creare delle scuole a forma di bambini e ragazzi e non il contrario. Quanti spazi avrebbe lo stato a disposizione da sistemare  e adibire a spazio-scuola?

Mi metto poi al posto dei nostri docenti che si troveranno a dover gestire il rientro a scuola con non poche difficoltà. Dovranno gestire una doppia didattica (i presenti e i presenti virtuali). Il numero degli studenti per loro non cambierà, cambierà solo il fatto che dovranno reinventarsi per l’ennesima volta.

Questo “rientro a scuola innovativo” presuppone, come detto in più occasioni, che ci saranno investimenti importanti: per la scuola e per la famiglia.

Verranno fornite alle nostre scuole tutte le strumentazioni necessarie, proprio quelle scuole che fino a qualche mese fa non avevano neanche le Lim?

E alle famiglie? Tutti coloro che sono senza strumenti o senza linea? Ci penserà lo stato?

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